Segreti






Vicolo delle ceste: Il catilina della Roma Papale

Al num. 25 della via,sopra un portone del 400, c'è lo stemma ( un cinghiale su otto sbarre incrociate ) della Fam. Porcari,che si vantava di discendere da Marco Porcio Catone. Stefano Porcari nel 1453 volle restaurare la Repubblica Romana e cacciare dalla città i Papi. Con 300 uomini raggiunse Roma dove lo attendeva suo nipote Niccolò Gallo, anche lui congiurato. La congiura venne scoperta da Papa Niccolò V e tutti quanti i congiurati caddero nelle sue mani. Processati e condannati,furono impiccati il 9 gennaio 1453in Castel S.Angelo. Per questa sua impresa il Porcari venne chiamato il Catilina della Roma Papale. Ma il popolo Romano non apprezzo la strage dei congiurati. Bellissima e tragica la Pasquinata che vi si riferisce : " Da quando è Nicolò papa e assassino abbonda a Roma il sangue escarso è il vino".
Palazzo Porcari Vicolo delle Ceste Edicola

Largo Chigi : La Madonna che galleggiò sulle acque

Nella prima cappella a destra nella chiesa di S.Maria in Via è particolarmente venerata la Madonna del Pozzo. La sua storia è legata ad un singolare miracolo. Nel 1256 il pozzo che sorgeva nel cortile della casa adiacente traboccò: una misteriosa e irrefrenabile corrente d'acqua allagò tutta la zona. Ad un certo punto le acque del pozzo trasportarono con sè una tegola, che sfuggiva, come animata da vita propria,alle mani di chiunque volesse afferrarla. Accorse il parroco della vicina chiesa e ,dopo una benedizione riuscì a prendere la tegola,mirabilmente dipinta con l'immagine della Vergine; e proprio in quella,oh miracolo,il pozzo cessò di traboccare. L'acqua della Vergine del pozzo si attinge tuttora dal pozzetto sito nella cappella,ed è bevuta per devozione,come cosa più che benedetta.
S.Maria in Via

CircoMassimo : A ricordo del ratto delle sabine

Il Circo Massimo,che più volte distrutto e ricostruito poteva forse ospitare,ai tempi di Diocleziano, più di 300 mila spettatori,sorse,pare,non prima del II secolo a.C. . Ma la tradizione lo vuole fondato da Tarquino Prisco nel luogo in cui era avvenuto il Ratto delle Sabine.
Circo Massimo

Via dei Coronari : La prima strada dritta

Quella che a noi appare forse la più vecchia e la più bella delle vie romane,era in realtà agli inizi un'arteria di spettacolosa novità:la prima via diritta di Roma,dopo che i secoli avevano steso in Campo Marzio e adiacenze un impressionante intrico di vicoli tortuosi e tormentati. Sisto IV,uomo deciso ed energico,tagliò con un vero colpo di spada l'intrico e creò una "via di scorrimento" del tutto rettilinea di oltre mezzzo chilometro. Si chiamò infatti " Via Recta";era il più classico accesso a San Pietro,percorso da miriadi di pellegrini;quindi vi si installarono innumerevoli bottegucce di ricordini sacri,coroncine,rosari,ecc...;da qui il nome di Via dei Coronari.
Via dei Coronari

Via del Corso

Anche in questa strada,come di piazza del Popolo e di altre vie e piazze,si dice che fu pavimentata con i proventi di tasse pagate dalle passeggiatrici,chiamate anche "donne curiali". Come ben si sa ,via del Corso deve il nome alle corse che vi si facevano. Le inaugurò nel 1400 il veneto Paolo II ( Pietro Barbo ),il costruttore di Palazzo Venezia,che dalle finestre di questo edificio assistette per primo alle corse di cavalli e ad altre ordinate da lui stesso e imitanti giuochi antichi. Nota e quasi proverbiale era l'irruenza dei cavalli barberi,che dilettavano i romani con le loro sfrenate corse sulla via del Corso. Ma era veramente genuina questa irruenza? In realtà la si otteneva con buone, gentili maniere, non conteste dalle zoofile del tempo: sbattendo cioè delicatamente sotto la coda dei poveri animali un miscuglio infernale a base di pece bollente. Da questa bella usanza,cessata nel secolo scorso,sono nate espressioni molto esplicite e altrettanto garbate del popolo romano,a proposito delle persone che dimostrano di avere troppa fretta. Nello spiazzo che nel settecento veniva chiamato piazza degli 8 Cantoni ( oggi incrocio fra via del Corso e via della Frezza ) si praticava ancora fin dall'inizio dell'800 il supplizio della corda. Tale punizione venne sospesa solo nel 1816. Il trave sul quale veniva arrolotata la corda del supplizio era fissato sulla prima finestra del secondo piano di Palazzo Pulieri.
Via Del Corso

Via della Gatta : Le bestie per strada

Le bestie che osserviamo per la strada, a Roma, , alludiamo a quelle di marmo e di pietra, non a quelle reali, sono talmente numerose da costituire un vero zoo:elefanti,scimmiotti,scrofe,serpenti,api,draghi,cavalli,leoni e moltissime altre specie,oltre a creature fantastiche e non identificabili. Una delle più graziose apparizioni del genere è costituito dalla gattina di marmo che occhieggia dall'alto di un cornicione sulla via che da lei prende il nome e sull'attigua piazza Grazioli. Fu trovata negli scavi del vicino tempio di Iside ed è quindi,ovviamente,una gatta sacra.
Via della Gatta

Piazza del Gesù : La finestra della vecchina

segreti Notissima è a Roma,la storia ( reale e non leggendaria ) che si riferisce alla finestrina fuori posto,situata alla destra del gran portale di Palazzo Altieri,ma c'è chi indica invece una finestrina sul fianco del palazzo verso via del Gesù, anch'essa fuori posto. Quando gli Altieri,possenti nipoti di papa Clemente X,acquistarono tutto l'isolato,con le buone o con le cattive,per costruire il proprio immenso palazzo,una vecchina rifiutò nel modo più assoluto di cedere la propria modesta casetta;nè valsero promesse e minacce.Riferita la cosa a sua Santità,Egli si mostrò giusto,clemente e spiritoso:consentì alla vecchina di abitare nella sua casetta,purchè non si opponesse a vederla inclusa nel nuovo,grande edificio;e,vedendola poverissima,le assegnò anche una discreta pensioncina.
Piazza del Gesù

Gianicolo : La porta e la statua

segreti Di un complesso dispositivo analogo alla Salvatio Romae parla un antico testo italiano,il quale ci dice che "sotto il monte Gianicolo dove anticamente abitò il re Giano primo re d'Italia " ( onde il nome del monte) v'era ai tempi dell'impero una porta di metallo" ornata meravigliosamente e con grande artificio",che stava serrata quando Roma aveva pace,mentre si apriva da sola quando qualche provincia si ribellava." Allora li romani correvano al Pantheon,...dove erano in luogo alto statue le quali rappresentavano le provincie del mondo.E quando alcuna si ribellava,quella cotale statua voltava le spalle , e però li romani quando vedevano la statua volta s'armavano le milizie,e prestamente andavano da quella parte a riacquistare ".


Salita del Grillo : Per gli ebrei solo frutta

segreti Il Palazzo del Grillo era abitato dal Marchese omonimo,truce e bizzarra figura ben nota alle cronache della vecchia Roma. Il tracotante Marchese detestava gli ebrei,e godeva di un suo passatempo prediletto: appena ne individuava uno,cosa facile grazie allo "sciamanno",lo bombardava dall'alto della sua torre tuttora esistente.Si noti bene che questa era,allora,una zona di gran passaggio.Il rabbino protestò verso il Santo Padre, che chiamò il Marchese del Grillo e gli disse più o meno : " Figliolo,io capisco il tuo santo zelo contro gli giudii,ma per quieto vivere debbo pregarti di non gettare più i sassi;tutt'al più sfogati gettando della frutta".Il Marchese acconsentì;e da quel giorno si dedico con entusiasmo a raccogliere nei boschi pesantissime e dure pigne.
Salita del grillo

Via delle Grotte : La moglie di Cagliostro

Figlia di un ottonaio di via delle Grotte fu Lorenza Feliciani,bella fanciulla di costumi piuttosto avventurosi,divenuta poi la contessa Serafina Cagliostro e,sotto gli auspici dell'ingegnoso marito,Gran Maestra della Loggia di Iside a Parigi.Negli anni della gloria,solo il marito la chiamava quqlche volta Lorenza : quando litigavano,il che doveva avvenire piuttosto spesso.Dopo l'arresto di Giuseppe Balsamo conte Cagliostro,da lei stessa accusato di stregoneria,esperimenti di alchimia,imbrogli vari,fu arrestata anche lei,e chiusa nel monastero dell'Oliva a Sant'Apollonia in Trastevere.Finito il periodo di pena,non uscì dal monastero: scomparve,e nessuno seppe più nulla di lei.Talvolta nelle notti d'autunno per i vicoli di Trastevere passa una figura di donna,che nessuno ha mai visto in faccia;rasentando i muri,senza far rumore,arriva al ponte Garibaldi,lo traversa,raggiunge piazza di Spagna.Qui ,nel luogo dove Cagliostro fu arrestato,scompare in una chiazza d'ombra mentre dal nulla escono una risata di scherno e un grido " Lorenza ! ".
Vicolo delle Grotte


Piazza dell'Indipendenza : Le peccatrici

Dove sono oggi piazza Indipendenza e il circostante rione Macao si stendeva ai tempi di Roma antica il Campo Scellerato:vi venivano sepolte le vestali colpevoli di aver mancato agli obblighi del voto di castità.


Isola Tiberina : Il serpente di Dio

Affacciandosi a guardare il Tevere da piazza di Monte Savello si vede l'isola Tiberina,la cui forma ricorda quella di un grosso barcone.Nell'anno 462 di Roma imperversava nella città una pestilenza.Per trovarvi rimedio,dieci commissari romani si recarono a Epidauro a chiedere un responso a Eusculapio,dio della medicina.Ed ecco,mentre la nave è ancorata in porto,un grosso serpente uscire dal tempio,traversare la città,salire sul vascello.Sicuri che il serpe sia il genio della divinità invocata,i commissari ripartono,arrivano alla foce del Tevere , lo risalgono.Quando passano vicini all'isola Tiberina, il serpente si getta dalla nave sull'isola.E' chiaroche qui il dio vuole essere adorato;e infatti,ci dice Pompeo Festo," nell'isola fu edificato un tempio a Esculapio,dove gli infermi erano curati dai medici specialmente con l'acqua".Il rinvenimento di molti ex voto di terracotta sembra che le cure fossero efficaci.Forse in ricordo della nave che aveva portato qui il serpente,con blocchi di travertino si diede forma di nave all'isola,giungendo a collocare nel centro un obelisco per simulare l'albero maestro. Col tempo forse,l'isola passò di moda come luogo di cura: al principio dell'impero i malati erano tutti schiavi,gettati là dai padroni perchè a guarirli provvedesse gratuitamente il dio.L'Imperatore Claudiodispose che,se non altro,i disgraziati abbandonati sull'isola diventassero "ipso jure"liberi.L'isola fu utilizzata come lazzaretto al tempo della peste che desolò Roma sotto Alessandro VII ed ospita tuttora un impostante nosocomio.Nel sito del tempio pagano sorge ora la chiesa dedicata a San Bartolomeo.Nel muro della cappella alla destra dell'abside osserviamo,murata,una grossa palla di cannone.E' arrivata lì nei burrascosi giorni dell'assedio del Vascello,lanciata da qualche cannone:difficile stabilire se garibaldino,pontificio o francese. E' conservata come oggetto miracolato,dato che piombò nella chiesa mentre era gremita di fedeli che pregavano per la fine dei combattimenti,e non fece nemmeno una vittima.La cappella a sinistra dell'abside appartiene alla confraternita dei "molinari",cioè dei mugnai,che nei secoli passati vivevano e lavoravano prevalentemente nin barconi sul Tevere:le acque del fiume muovevano le pale dei mulini,come si vede graziosamente riprodotto in una lapide e nelle decorazioni della cappella.
Isola Tiberina

Via dell'Orso : Albergo

Nell'Albergo ( prima osteria) dell'Orso la tradizione vuole che alloggiasse Dante ambasciatore presso Bonifacio VIII;e alloggiarono sicuramente Rabelais,Montaigne,Goethe.Nella caditoia (cioè latrina pensile) medievale che sporge dal fianco dell'albergo dell'Orso,e che era murata probabilmente da secoli,fu trovato nel giugno 1936 uno scheletro d'ignoto.Il ritrovamento avvenne nel corso dei lavori di restauro.Alcuni denti robusti e sani confitti in un pezzo di mascella fecero pensare che lo scheletro fosse appartenuto a un giovane.
Vicolo dell'Orso

Via Panisperna : Pane e prosciutto

La via dovrebbe il nome ad una tradizione medievale di origine ignota,all'uso cioè dei frati di San Lorenzo in Panisperna di distribuire ai poveri , in certe solennità "panis et perna",cioè pane e prosciutto.la chiesa or ora nominata sorge nel luogo dove,secondo la tradizione,il Santo subì il martirio della graticola.
Via Panisperna

L'ultima Pasquinata

L'uso della pasquinata si mantenne fin oltre la metà del secolo scorso,se non anche più avanti.Secondo alcuni,infatti,l'ultima pasquinata porta la data del 17 o 18 settembre 1870;non fu affissa a pasquino,bensì nella basilica di San Pietro,presso l'acqua santiera a sinistra dell'entrata,e consisteva in un vecchio e sbiadito ombrellaccio da contadino,con appesi versi che non meritano di essere citati se non per il valore di curiosità: Santo Padre bbenedetto, Ci sarebbe un poveretto che vorrebbe darvi un dono: Quest'ombrello.E' poco buono, ma non ho nulla di meglio. Mi direte:a che mi vale? Tuona il nenbo,santo veglio!... E se cade il "temporale"? Altri preferiscono assegnare una data ben più tarda all'ultima pasquinata,considerando come tale versi suggeriti da una visita di hitler a Roma e dagli archi trionfali e facciate di cartapesta costruiti in suo onore: Povera Roma mia de travertino! T'hanno vestita tutta de cartone pè fatte rimirà da 'n'imbianchino. Ne esiste anche un'altra versione: Roma de travertino vestita de cartone, saluta l'imbianchino suo prossimo padrone.


Via del Pianto

C'è chi vuole che il nome di S.Maria del Pianto derivi dall'eterno pianto degli ebrei,qui presso confinati nel ghetto;chi invece parla del pianto della Vergine e della cristianità tutta di fronte all'ostinazione degli ebrei nel loro errore.Ma l'ipotesi più accreditata è una terza: la chiesa prenderebbe nome da un miracolo avvenuto nel XVI secolo. Due uomini,forse avvinazzati,erano venuti a diverbio dinnanzi ad una immagine della Madonna. Il più forte dei due aveva abbattuto il rivale e aveva gia alzato il coltello per ferire,quando l'altro l'aveva implorato che si fermasse,per amor di Dio e di quella Vergine che li stava osservando.Sentendo invocare il nome della Vergine,l'assalitore sentì sbollire la sua ira;ripose il coltello e aiutò il rivale ad alzarsi,porgendogli la mano in segno di riconcilazione.Ma l'infame,incurante di quella Vergine che aveva lui stesso invocato,trasse a sua volta il coltello e l'immerse nel petto all'altro.Dinanzi a tanta nequizia la Vergine non potè trattenere le lacrime,e subito per Roma si sparse fama del miracolo. Sfruttamento di un miracolo Nel 1843 la miracolosa immagine della Madonna di Santa Maria del Pianto,fece registrare un altro miracolo:l'istantanea guarigione di un muratore che ,fino a quel momento, era costretto a servirsi di stampelle dopo essere storpiato una gamba in un incidente.Giunto davanti alla Madonna fu visto gettare via le stampelle e camminare con entrambe le gambe.Del fatto parlò tutta la città e grs folla accorse a venerare l'immagine benefica.Ne parlò anche il Belli in un sonetto in cui spiegava che di miracoli quella Madonna ne aveva fatti tanti.Ma in una nota al sonetto spiegava anche che il muratore non era affatto storpio,e che la sua guarigione gli era servita per guadagnarsi,alle spalle dei fedeli accorsi un mucchio di quattrini.La cosa vvenne sfruttata a fondo con l'aiuto di tre compari che sistemato un deschetto vicino alla chiesa,si smisero a smerciare ai devoti"immaginette,bambagia intrisa nell'olio della votiva lampada,e raschiatura della sacra muraglia:ogni cosa a un baiocco per cartina…."Prima del miracolo del pianto,la chiesa si chiamava San Salvatore,con l'aggiunta di "in cacabariis"o "in cacaberis",nomi che indicano la vicinanzadei calderai(costruttori di caldaie o cacabì)Quando vi venne ospitata,nel 1546,l'immagine della Madonna che versò lacrime,la chiesa cambiò nome.


Lungotevere dei Pierleoni : Il ponte di Orazio

segreti Sul lungotevere dei Pierleoni,in prossimità di Ponte Palatino,si può vedere l'arcata superstite del Ponte Rotto,costruto nel 1500 sui resti dell'antico Ponte Emilio.Questo a sua volta era stato costruito (nel179 a.C. dai censori Emilio Lepido e Fulvio Nobiliare) nel luogo dove sorgeva un altro ponte :il famosissimo Ponte Sublicio,quello di Orazio Coclite,solo o assistito soltanto da gente del suo nome,difese contro gli Etruschi.
Ponte Rotto

Ponte Sublicio : Sacrifici umani

Sul Ponte Sublicio e sul Ponte Emilio si recavano,alle idi di maggio,le vestali e i pontefici e gettavano nel Tevere trenta fantocci di paglia in forma di uomini.Qualcuno ritiene che nel rito ( del cui significato pare si fosse perso il ricordo già in età storica)sopravvivesse un più antico sacrificio umano.Pompeo Festo,grammatico delIV secolo,parla di vittime sessantenni immolate al fiume,in genere per placarlo.
Ponte Sublicio

Le potenti galline dei Cenci

Ponte Rotto (come dice il nome)crollò più volte ,e definitivamente nel 1598. Secondo la voce popolare l'unico sistema per ricostruire il ponte consisteva nell'usare come cemento il bianco delle uova delle galline di casa Cenci:e questo prezioso consiglio lo avrebbe dato a Clemente VIII Beatrice stessa,prima di essere giustiziata.Ma il papa preferì ignorare il consiglio e usare i beni di casa Cenci per arrichhire la propria famiglia.
Ponte Rotto

Il meridiano di Roma

Il meridiano di Roma passa attraverso la base del busto di padre Angelo Secchi,celebre astronomo dell'Ottocento,al Pincio.


Esecuzioni capitali : Peccato

Quanto fosse apprezzato dai romani d'altri tempi lo svago di assistere alle esecuzioni capitali,lo dimostra il lungo perdurare del detto:"Bbella ggiornata,peccato che nun ce sii l'impiccato!".

Via di Porta Latina

Dove ora sorge l'oratorio di San Giovanni in Oleo,eretto al principio del secolo XVI ( epoi restaurato dal Borromini),la tradizione vuole che San Giovanni Evangelista,ottantenne,fosse gettato in una caldaia d'olio bollente.Era l'anno 92 e al supplizio assisteva l'imperatore in persona. Ma dopo qualche minuto il venerando vecchio era ancora vivo,senza neppure una scottatura,e la folla,terrorizzata,convinta di avere a che fare con un potentissimo mago,chiedeva che gli fosse lasciata salva la vita,contendosi di esiliarlo lontano.Così San Giovanni fu estratto dall'olio e mandato in esilio a Patos dove ebbe la visione dell'Apocalisse e da dove poi potè tornare alla propria comunità di Efeso,per morirvi quasi centenario.
porta Latina

Via dei portoghesi

La torre frangipani,all'angolo con via dei Pianellari,è detta comunemente la torre della scimmia,ed è sormontata da un'immagine della Madonna presso la quale arde perennemente una piccola lampada( perennemente sul serio,non la si è mai vista spenta).Immagine e lampada sono un ex voto che ricorda una storia curiosa.Gli abitanti del palazzo possedevano uno scimmiotto domestico.Civile,educato ma pur sempre uno scimmiotto.Un giorno la bestia ebbe la bella pensata di prendere in braccio un neonatodella famiglia e di arrampicarsi fino in cima alla torre.Lassù imitava,da brava scimmia,la nutrice,dondolandosi al petto l'infante,come aveva visto fare tante volte.Frattanto la gente si era radunata per la strada:urla,invocazioni,gemiti avevano ottenuto l'effetto di spaventare la bestia,che ormai si guardava bene da scendere.Fra il terrore generale,ecco che arriva il padrone di casa ,il padre del bambino.Valuta con calma la situazione,poi rivolge un'accorata preghiera alla Vergine,promettendole un ex-voto perenne.Ed ecco il momento solenne.L'uomo intima il silenzio a tutti,si fa il segno della Croce,poi ,calmo fa il solito fischio con cui chiamava a sé la scimmia.Nella tensione generale,l'animale posa tra i merli,sicuro e salvo il neonato,e scende tranquillo…ignaro probabilmente di andare incontro ad uno spaventoso destino,sul quale la zoofiliae la pietà ci suggeriscono di non indagare.
Via dei Portoghesi

Il Museo delle anime del Purgatorio

Sorge sul lungotevere Prati una chiesetta neogotica consacrata al Sacro Cuore del Suffragio,che molti a Roma chiamano" il piccolo Duomo di Milano".Già il Neogotico a Roma è rarissimo e allarmante,ma chi esce dalla chiesetta,e attraversa la strada,e si volta a guardarne per l'ultima volta la facciata,corra con lo sguardo a destra.Qui vedrà,a metà di una muraglia,un cancello rinforzato con lamiere.Porta il numero civico 18 di lungotevere Prati.Siamo all'angolo di via Paolo Mercuri. Qui,chi sappia ingraziarsi il sacrestano può essere introdotto in una saletta che ospita il Museo delle Anime del Purgatorio.Il Museo comprende stoffe,tavolette,libri,fotografie,e alcune scritte in più lingue,protette da buste di plastica,che illustrano gli oggetti e ne raccontano le storie.Trascriviamo alcune scritte.


Le anime del Purgatorio e la camicia della monaca.

"Impronte lasciate su una tavoletta di legno sul panno della manica della tonaca e sulla tela della camicia della venerabile madre Isabella Fornari,badessa delle Clarisse di Todi,dalle mani del defunto padre Panzini,Abbate olivetano di Mantova,il 1 Novembre 1731."Sono quattro impronte: una della mano sinistra,sopra una tavoletta di cui la venerabile si serviva per il suo lavoro,molto ben visibili,con un segno di croce profondamente impresso nel legno;la seconda,della stessa mano sinistra,su fogli di carta,è molto nitida nella forma;un'altra,della mano destra,sulla manica della tonaca:e ancora si possono esaminare dopo circa duecento anni le bruciature secondo la pressione dei rilievi della mano;la quarta è la medesima impressione che oltrepassando la tonaca ha avvampato in maniera distinta la tela della manica della camicia della suora ,coperta di macchie di sangue."La relazione del fatto è data dal padre Isidoro Gazale del Santissimo Crocifisso,confessore della venerabile,cui ordinò per obbedienza di tagliare i pezzi della tonaca,della camicia e della tavoletta perchè gli fossero consegnati e quindi conservati".
Anime del Purgatorio

Via dei prefetti La Madonna del Lotto

Nella chiesa di San Nicola Di Bari(detta anche di Nicolino dei Prefetti,per le sue piccole dimensioni),venne collocata nel 1848 un'immagine della Vergine che stava nel botteghino del lotto.La Madonna divenne famosa nel 1796 quando alcuni giocatori osservarono che aveva aperto e chiuso gli occhi.Dopo che l'afflusso dei devoti ebbe messo in difficoltà il botteghino,la Madonna venne trasferita nella chiesa di San Nicola.


La palla del barbiere e il cappello del vescovo

Ricca di curiosità e di particolari bizzarri come tutti i monumenti barocchi, la Fontana di Trevi è legata a numerose leggende e tradizioni. La più nota si riferisce all'enorme vaso o palla che troneggia sulla balaustra di destra e che qualcuno chiama " l'asso di coppe". Si dice che nella casa di fianco si aprisse una botteguccia di barbiere ( in effetti ve ne era una anche pochi anni addietro),frequentata dall'architetto Salvi durante i lavori della fontana. Il barbiere era un bravuomo,ma noioso,pedante,criticone;ogni giorno,mentre sbarbava il Salvi,erano pignolesche osservazioni,suggerimenti di modifiche da fare alla fontana,critiche di ogni genere…finchè il Salvi,esasperato,decise di precludere la vista del suo capolavoro al barbitonsore,e ipso facto,fece costruire in una notte la gran palla di travertino,che in effetti occulta completamente la fontana a chi guarda dalla botteguccia.Dalla balaustra a fianco dell'"asso di coppe",possiamo ammirare un'altra bizzarria barocca:un cappello da vescovo (naturalmente di travertino) gettato là con noncuranza sulla finta roccia,tra le cascatelle d'acqua.
Vaso

Per non dimenticare

Quando un giovane romano doveva partire dalla città e andare lontano per un certo periodo di tempo,veniva accompagnato dalla fidanzata a Fontana di Trevi: qui la ragazza gli porgeva un po' d'acqua raccolta nella vasca in un bicchiere nuovo di zecca. Il giovane bevevo e poi infrangeva il bicchiere:si era sicuri che non avrebbe dimenticata la fidanzata e la sua città.
Fontana di Trevi

Una testa misteriosa

In piazza di Trevi , a fianco della fontana, c'è una delle poche farmacie di Roma (la più notevole è quella della Scala,( vedi piazza e via ).Di antico , per essere esatti, vi restano le scaffalature, i vasi e , più di tutto notevole,una misteriosa testa di cavallo ( o di liocorno),in legnosi proporzioni grandissime.Gianna Veroni Tornabuoni ha avanzato l'ipotesi, tutt'altro che fantastica,che sia una famosa testa scolpita dal Cellini e poi misteriosamente scomparsa. Certo la fattura è semplicemente meravigliosa e del tutto degna del grande artista.
Via della Scala

Sortilegio della Fontana di Piazza Navona

Un sortilegio ormai quasi famoso fu gettato in tempi lontani sulla meravigliosa fontana di piazza Navona. E funziona ancora. Si dice che chiunque faccia il giro della fontana andando verso destra ( cioè in senso antiorario)insieme a "consorte,fidanzato,ganzo o amante,lo perderà inesorabilmente entro sei dì ".
Fontana dei fiumi

Bruciava un po'

Un tratto dell'attuale,elegante,via del Babuino si chiamava un tempo Via del Cavalletto,dall'omonimo supplizio che appunto qui veniva applicato.Consisteva nel mettere il colpevole a sedere su un pezzo di legno alquanto affilato,appendendogli ai piedi dei pesi,in modo che l'effetto fosse più doloroso.L'entità dei pesi era strettamente collegata alla gravità del reato commesso.Pare che non si trattasse di un supplizio particolarmente grave,comminato per reati lievissimi,come il disturbare le rappresentazioni nei teatri.Preziosa la testimonianza del Belli: ….chè,for de quer tantino de bruciore, un galantomo,senza stacce a lletto, po' annà p'er fatto suo,com'un zignore.
Edicola Via del Babuino

SPQR

Dalla storica sigla sparsa un po' dappertutto nella citta eterna,i romani hanno proposto nel tempo varie interpretazioni, tra le quali si citano : " sempre papi ( o sempre preti )qui regneranno"; " sono preti questi romani"; " sorcio perché mi rosichi ?rosico questi pochi stracci". Ed ecco il parere del Belli : Quell'esse ,pè,cu,erre,inarberate sur portone de guasi ogni palazzo, quelle sò quattro lettere der cazzo, che nun vonno dì gnente,compitate. M'aricordo però che da regazzo, quanno leggevo a forza de frustate, me le trovavo sempre appiccicate drent'in dell'abbecè tutte in un mazzo. Un giorno arfine ,me te venne l'estro de dimannanne un po' la spiegazione a Don Furgenzio ch'era er mi' maestro. Ecco che m 'arispose don Furgenzio : " ste lettre vonno di,sor zomarone , soli preti qui regneno: e silenzio".


IL Ghetto : La parola significa reclusione

Il Ghetto fu istituito dall'intransigente Paolo IV Carafa con bolla del 14 luglio 1555 .Gli ebrei potevano usciredal ghetto solo in date ore del giorno,però portando un berretto o una reticella giallo arancio -lo stesso colore delle meretrici -o uno " sciamanno" ( panno o mantello , egualmente giallo arancio )che permetteva di riconoscerli facilmente.Per postuma vendetta , un ebreo partecipante alla sommossa popolare che,appena spirato il Papa, ne abbattè e decapitò la statua in Campidoglio,pose un'ebraico berretto giallo su quella statua stroncata,che venne fatta rotolare fra schiamazzi per le vie di Roma ed infine gettata nel Tevere .La chiusura del ghetto fu a volte abolita nei secoli seguenti , ma definitivamente solo con Pio IX nel 1848.
Ghetto

Una fra le tante

Una fra le tante restrizioni che il governo pontificio imponeva agli ebrei li costringeva a giocare al lotto solo numeri bassi e tutti compresi nella stessa decina , vietando loro combinazioni più elaborate;si credeva altrimenti per vincere avrebbero fatto ricorso a chissà quali calcoli cabalistici,arti magiche e trucchi diabolici,sbancando il lotto.